Non solo scatti ma anche cultura fotografica


Partecipa:
Giulio Carducci
Opera ispiratrice: - Il Signore degli Anelli -
(volume J.R.R. Tolkien)
In questo progetto fotografico, ho deciso di esplorare a modo mio la Terra di Mezzo, attraverso una serie di foto della mia terra, l'Abruzzo.
La regione vanta una grande varietà di paesaggi e ambienti naturali molto suggestivi, che più di una volta mi hanno ricordato i luoghi descritti da Tolkien nelle sue opere.

Il Signore Degli Anelli è il romanzo più famoso dello scrittore britannico J.R.R. Tolkien, e una delle opere letterarie più importanti del XX secolo. Scritto nella prima metà del Novecento, il romanzo ha gettato le basi per l'immaginario fantasy come lo conosciamo oggi, e ha esercitato per quasi 100 anni una vasta influenza culturale.
Il romanzo è ambientato nella Terra di Mezzo, un luogo immaginario dove sono presenti montagne maestose, colline bucoliche, vaste foreste, pianure sconfinate, fiumi e cascate. Prima ancora dell'adattamento cinematografico del romanzo, la descrizione di questi luoghi fantastici ha avuto un forte impatto sui lettori, che immaginavano di poterli visitare in lungo e in largo.
FOTO ISPIRATE DALL'OPERA
ALCUNE IMMAGINI SONO FRUTTO DI ELABORAZIONE IN POST PRODUZIONE DEGLI SCATTI RAW
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Il popolo hobbit è discreto e modesto [...]; amante della pace, della calma e della terra ben coltivata, il suo asilo preferito era una campagna scrupolosamente ordinata e curata. [...] aveva conosciuto bravi coltivatori che curavano le fattorie, le piantagioni di granturco, i vigneti ed i boschi di proprietà del re.
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In basso, lontano, videro una valle. Potevano udire la voce dell'acqua che scorreva frettolosa in un letto roccioso sul fondo; nell'aria c'era il profumo degli alberi; e c'era una luce sul lato della valle al di là del fiume. [...] Si incamminarono tutti, finché non furono guidati su un buon sentiero e, finalmente, proprio alla sponda del fiume.
[...]C'era solo uno stretto ponte di pietra senza parapetto, così stretto che un pony poteva appena passarci sopra
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La Compagnia si raggruppò allora quanto più vicino poté alla parete rocciosa. Essa era rivolta a sud, e sporgeva leggermente sulla base, tanto che i viaggiatori sperarono potervi trovare una Protezione contro il vento del Nord e contro i massi rovinanti. Ma le raffiche vorticose turbinavano attorno a loro da tutte le parti, e la neve fioccava giù in folate sempre più dense.
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Scese una lunga scalinata Dama Galadriel, e mise piede in una profonda conca verde, attraversata dal mormorante ruscello d'argento che sgorgava dalla fontana sulla collina. [...] circondava un verde colle ove si affollavano gli alberi d'oro più imponenti che avessero visto in tutto il paese. [...] Tra i loro rami frondosi e le loro foglie sempre vibranti, brillavano innumerevoli luci, verdi, oro ed argento.
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Gli Ent erano fra loro diversi come alberi: per alcuni la differenza era quella che passa fra due alberi della stessa specie, cresciuti però in modo e in epoca alquanto dissimili; altri parevano addirittura di razza diversa come una betulla e un faggio, una quercia e un abete. Vi erano un paio di Ent più anziani, barbuti e nodosi, simili ad alberi robusti ma antichi; nessuno però era vecchio come Barbalbero.
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I viaggiatori giunsero in una lunga valle stretta, dai fianchi scoscesi e spaccati da numerose fenditure buie e silenziose [...] Quella notte si accamparono su una sporgenza rocciosa, avendo alle loro spalle una parete di pietra in cui vi era una caverna poco profonda, appena una cucchiaiata scavata nel colle.
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Il sole stava già scendendo a occidente [...], e la sua luce nei loro occhi trasformava tutte le ondulate praterie di Rohan in una foschia dorata [...]. Leggermente a destra, sulla linea d'orizzonte, giganteggiavano le Montagne Nebbiose, diventando sempre più scure e più alte man mano che passavano le miglia.
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Le lance dei Cavalieri sfavillarono con punte di fuoco quando gli ultimi raggi di luce arsero i ripidi pendii delle vette di Thrihyrne: esse si ergevano oramolto vicine sul braccio settentrionale dei Monti Bianchi come tre corni frastagliati puntati verso il tramonto.
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Varcarono così i confini settentrionali di quella terra un tempo chiamata dagli Uomini «Ithilien», un bel paese dai boschi scoscesi e dai rapidi torrenti [...]. Qui la Primavera si dava già molto da fare [...], piccoli fiorellini sbocciavano già nell'erbetta, gli uccelli cantavano. L'Ithilien, il giardino di Gondor ormai abbandonato, conservava ancora la scomposta bellezza di una driade

Il sole, improvvisamente emerso dalle ombre dell'Oriente, proiettò il suo raggio sul volto della Città. Allora Pipino gridò di stupore, perché la Torre di Ecthelion, che s'innalzava entro la cerchia interna, sfavillò nel cielo come una cuspide d'argento e perle, slanciata e splendente, e il suo pinnacolo brillò come cristallo sfaccettato; bianchi vessilli svolazzavano dalle torri merlate alla brezza del mattino, e lontano si udì come un limpido squillare di trombe d'argento.
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Ad ovest, Mordor era fiancheggiato dalla tetra muraglia dell'Ephel Dúath, le Montagne dell'Ombra [...]. Ma nel punto in cui queste catene si ravvicinavano [...], due lunghe braccia sporgevano verso nord; fra queste braccia si apriva una profonda gola. Era questo Cirith Gorgor, il Passo Maledetto l'entrata al paese del Nemico.
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